This article has been translated from English to Italian.
Ogni mese, un sacco di responsabili degli acquisti, cioè quelli che comprano roba per le aziende, rispondono a un sondaggio su quello che vedono:
- Le vendite sono in aumento o in calo?
- Stanno assumendo o licenziando?
- I prezzi stanno aumentando o diminuendo?
I risultati vengono messi insieme in un unico numero chiamato Indice dei responsabili degli acquisti, o PMI.
Pensalo come un controllo mensile dello stato di salute dell'economia. Un punteggio superiore a 50 significa che le cose stanno andando bene. Un punteggio inferiore a 50 significa che stanno andando male.
Quando le principali economie pubblicano i loro rapporti PMI "flash" (dati preliminari pubblicati prima dei numeri definitivi), i mercati prestano molta attenzione perché questi numeri spesso prevedono l'andamento della crescita del PIL con mesi di anticipo.
Cosa ci dicono i PMI flash di dicembre 2025 sull'economia globale?
Diamo un'occhiata a cosa è successo negli Stati Uniti, in Europa, nel Regno Unito, in Giappone e in Australia, e cosa significa per chi segue i mercati valutari e le tendenze economiche.
Titoli: la crescita sta rallentando, ma è ancora positiva
Ecco una rapida panoramica dei PMI flash di dicembre 2025:
| Economia | Composito | Manifatturiero | Servizi |
| Stati Uniti | 53,0 ↓ (54,2) | 51,8 ↓ (52,2) | 52,9 ↓ (54,1) |
| Area euro | 51,9 ↓ (52,8) | 49,2 ↓ (49,6) | 52,6 ↓ (53,6) |
| Regno Unito | 52,1 ↑ (51,2) | 51,2 ↑ (50,2) | 52,1 ↑ (51,3) |
| Giappone | 51,5 ↓ (52,0) | 49,7 ↑ (48,7) | 52,5 ↓ (53,2) |
| Australia | 51,1 ↓ (52,6) | 52,2 ↑ (51,6) | 51,0 ↓ (52,8) |
I numeri tra parentesi mostrano i valori di novembre 2025.
Ricorda: sopra 50 = crescita, sotto 50 = contrazione
Basta uno sguardo per capire che la crescita globale sta rallentando, ma non si è fermata. L'indice composito di tutte le principali economie rimane in territorio di espansione (sopra 50), ma lo slancio sta chiaramente diminuendo in vista del 2026.
Analisi dettagliata: cosa sta succedendo in ciascuna economia
Stati Uniti: slancio in calo dopo un anno forte
L'economia statunitense sta rallentando dopo un anno forte, anche se la crescita continua a reggere.
Il PMI composito di dicembre indica una crescita annualizzata di circa il 2,5%, ma è stato il ritmo più lento da giugno. Il settore manifatturiero ha subito un rallentamento a causa del calo dei nuovi ordini e dell'accumulo delle scorte, segno che le aziende potrebbero aver interpretato male la domanda durante le festività natalizie. Anche la crescita dei servizi ha subito un rallentamento, mentre le pressioni sui costi hanno raggiunto i livelli più alti degli ultimi anni a causa dell'aumento dei dazi e del costo del lavoro. Le assunzioni hanno subito una battuta d'arresto.
Per gli operatori, questo mix di crescita più lenta e inflazione persistente mantiene la Fed cauta e non affrettata a tagliare i tassi di interesse.
Area euro: i servizi tengono, il settore manifatturiero ancora in difficoltà
L'economia dell'area euro ha perso un po' di slancio a dicembre, con il PMI composito in calo rispetto al massimo pluriennale di novembre. Questo calo presenta comunque un lato positivo, poiché l'attività è rimasta sopra quota 50 per tutto l'anno per la prima volta dal 2019, aiutando il blocco a evitare la recessione nonostante i dazi e le tensioni politiche.
Il settore manifatturiero è rimasto il punto debole, soprattutto in Germania, dove il calo degli ordini e la riduzione delle scorte fanno pensare a una domanda debole in futuro. I servizi hanno continuato a crescere e a fare la parte del leone. Per ora, la debolezza del settore manifatturiero e l'inflazione relativamente contenuta danno alla BCE spazio per continuare con la politica accomodante, lasciando l'euro vulnerabile, soprattutto rispetto al dollaro.
Regno Unito: un piccolo spiraglio di ottimismo
Il Regno Unito ha offerto uno dei pochi sprazzi di ottimismo, con il PMI composito in leggero aumento a 52,1. Il settore manifatturiero ha guidato il miglioramento, con la produzione e i nuovi ordini che hanno registrato i maggiori aumenti in oltre un anno, aiutati da una domanda interna più solida. Anche i servizi hanno registrato una ripresa, con l'attenuarsi dell'incertezza post-bilancio.
Il problema è l'inflazione. I costi dei fattori produttivi sono aumentati al ritmo più veloce da maggio, trainati dai salari e dai maggiori costi del carburante e della tecnologia, e i prezzi alla produzione sono nuovamente saliti. Ciò suggerisce che la BOE potrebbe trovarsi bloccata tra una crescita in miglioramento e un'inflazione persistente, mantenendo le prospettive politiche complesse e fortemente dipendenti dai dati.
Giappone: i servizi trainano l'economia
L'economia giapponese ha registrato un leggero rallentamento a dicembre, ma l'attività è rimasta in espansione per il nono mese consecutivo. Il settore manifatturiero è ancora in contrazione, ma il ritmo di declino è rallentato al minimo degli ultimi 18 mesi, suggerendo che le condizioni potrebbero stabilizzarsi. I servizi continuano a sostenere l'economia, anche dopo una modesta flessione, mentre l'occupazione ha sorpreso al rialzo con la crescita più rapida dal mese di maggio.
L'incognita è l'inflazione, poiché i costi di produzione e i prezzi di vendita sono nuovamente aumentati. I dati di dicembre potrebbero indurre la BOJ a mantenere un approccio cauto verso aumenti graduali, piuttosto che un cambiamento aggressivo.
Australia: raffreddamento
L'economia australiana ha registrato un rallentamento a dicembre, con il PMI composito sceso al minimo degli ultimi sette mesi, anche se l'attività è rimasta in espansione per il quindicesimo mese consecutivo. Il settore manifatturiero ha tenuto bene, grazie alla domanda più solida e agli ordini dall'estero in aumento che hanno compensato il netto rallentamento dei servizi, dove la concorrenza e l'indebolimento delle esportazioni hanno avuto un impatto negativo.
L'inflazione è il punto critico, con i costi di produzione e i prezzi di vendita che sono tornati a salire, soprattutto nei servizi. I dati potrebbero far sì che la RBA mantenga un atteggiamento più restrittivo più a lungo, il che dovrebbe aiutare a sostenere il dollaro australiano nonostante la crescita più debole.
Punti chiave per i trader
L'era della "crescita Goldilocks" potrebbe volgere al termine
Per gran parte del 2025, le economie hanno goduto di una crescita costante accompagnata da un raffreddamento dell'inflazione, dando alle banche centrali lo spazio per tagliare i tassi. I PMI di dicembre suggeriscono che l'equilibrio si sta spostando, con la crescita in rallentamento mentre l'inflazione, in particolare nei servizi, rimane ostinata. Questo contesto spinge le banche centrali verso un approccio più cauto e basato sui dati, favorendo mosse incrementali rispetto a un allentamento aggressivo.
Continua la divergenza tra manifatturiero e servizi
Nella maggior parte delle principali economie, i servizi stanno tenendo bene mentre il manifatturiero continua a faticare, un andamento osservato nell'area euro, negli Stati Uniti e in Giappone. I PMI manifatturieri fanno notizia, ma i servizi guidano il 70-80% dell'attività nelle economie sviluppate. Finché i servizi rimangono sopra il 50, i rischi di recessione rimangono limitati, ma se i servizi iniziano a rallentare, è allora che si manifestano i veri problemi economici.
L'inflazione non è ancora morta
La vera sorpresa di dicembre è stata l'aumento delle pressioni sui costi. Negli Stati Uniti i costi dei fattori produttivi hanno raggiunto i livelli più alti degli ultimi tre anni, l'Australia ha segnalato un aumento dei prezzi e il Regno Unito ha registrato un'inflazione più rapida nonostante il rallentamento della crescita.
Si tratta dell'inflazione persistente che preoccupa le banche centrali, alimentata da dazi, salari e problemi nella catena di approvvigionamento che non si risolvono facilmente. Finché queste pressioni continueranno, le banche centrali saranno probabilmente costrette a mantenere i tassi di interesse più alti più a lungo.
Il dollaro rimane forte
I dati PMI di dicembre hanno continuato a mettere in evidenza l'eccezionalità dell'economia statunitense. La crescita negli Stati Uniti ha rallentato, ma ha comunque superato quella dell'Europa e di gran parte del mondo sviluppato, con livelli di attività che sono rimasti più solidi rispetto all'Eurozona.
Per i trader FX, questo è importante perché la forza del dollaro non dipende solo dalla Fed. Una crescita relativa più forte, insieme a tassi più alti, probabilmente continuerà a far affluire capitali negli Stati Uniti, una situazione che può sostenere il dollaro fino all'inizio del 2026, o forse anche aiutarlo a recuperare dalle perdite dell'inizio del 2025 rispetto alle principali valute.
Osservare con ancora maggiore attenzione i dati di gennaio
I PMI di dicembre sono dati preliminari, basati su circa l'85% delle risposte, con i dati definitivi attesi per l'inizio di gennaio insieme alla prima analisi dei dati di gennaio.
Un ulteriore rallentamento a gennaio darebbe alle banche centrali una prova più chiara che lo slancio sta scemando e potrebbe accelerare i tagli dei tassi, mentre una ripresa suggerirebbe che dicembre è stato per lo più un rumore di fine anno e manterrebbe i responsabili politici in modalità attendista.
Il quadro generale verso il 2026
I dati preliminari dei PMI di dicembre suggeriscono che l'economia globale si sta avvicinando a una fase più fragile. Non si tratta di una recessione, poiché la maggior parte delle principali economie è ancora in espansione, ma il forte slancio osservato per gran parte del 2025 sta chiaramente svanendo.
Quindi, potremmo non essere più in un mercato in cui tutto sale solo perché i tassi potrebbero scendere. I fondamentali sono tornati al comando. La crescita relativa, le dinamiche dell'inflazione e la flessibilità delle banche centrali contano di nuovo.
Tenendo presente questo, ricordiamo che i PMI sono utili perché sono tempestivi e lungimiranti, ma rimangono comunque delle indagini. Funzionano meglio se abbinati a dati concreti come i rapporti sull'occupazione, i dati sull'inflazione e il PIL.